domenica 17 settembre 2017

Alessandra cammina da sola

Ho un'amica, si chiama Francesca, lavora in una importante redazione milanese. Ci siamo conosciuti sul web e per e-mail perché condividiamo la passione dei viaggi in bici. Non ci siamo mai incontrati di persona. Francesca ha appena pubblicato un libro Il bambino che disegnava parole in cui tratta il tema della dislessia: sì perché Francesca ha un figlio dislessico. Il libro è in forma di romanzo ma tratta anche di progetti che affrontano questi problemi. Uno di questi progetti è stato ideato e curato da Giuliana, citata e ringraziata nel libro. Giuliana ha letto il libro in pochi giorni, con molto interesse. Chiusa la parentesi.
Francesca conosce la mia passione e il tempo che dedico alla biblioteca così ogni tanto mi segnala qualche libro in tema con i nostri interessi. 
Alessandra Beltrame è sua ex-collega, giornalista anch'essa. Ho detto ex perché Alessandra si è licenziata per mettersi a camminare. E infine raccontarlo in un libro: Io cammino da sola. Libro che ho letto grazie a Francesca. 
Alessandra ha cominciato con un trekking organizzato sull'Appennino romagnolo, poi la passione l'ha presa e non l'ha lasciata più. Da allora percorre chilometri su chilometri nei luoghi più diversi, seppur principalmente in Italia, col ritmo lento e i sensi dilatati del camminatore, in modo da cogliere tutti i minimi particolari dell'ambiente circostante. Si è trasformata da soggetto "urbano", che ritrova tutti i suoi punti di riferimento nella metropoli, in una persona che assorbe voluttuosamente tutti gli elementi che la natura intorno a sé le mette a disposizione. Ha lasciato Milano per tornare in Friuli dove abitava da bambina: qui camminando ha riscoperto i luoghi d'infanzia sotto un aspetto sconosciuto. Ha continuato a camminare con associazioni, gruppi organizzati, gruppi spontanei di amici, infine da sola. Questa ultima esperienza è stata la più densa di significati interiori, l'esperienza che è stato necessario raccontare nel libro. Alessandra racconta i quindici giorni di cammino sulla via Francigena, da Siena a Roma. Non ha camminato per arrivare ma per stare in viaggio, non per evadere o dimenticare ma per essere più presente a sé stessa. Ha rielaborato tutti i dolori e le difficoltà della sua vita precedente, la svolta della sua vita quando si è messa in cammino, i nuovi amici e il suo diverso rapporto col mondo. Durante questo viaggio a piedi ha rielaborato il suo rapporto con il suo corpo e con la fatica; con la paura (vinta) per gli animali e quella (persistente) per i cacciatori o per le auto che sfrecciano nei tratti percorsi lungo la strada asfaltata. Ha imparato a non temere gli elementi atmosferici: il vento e il freddo che a Milano sembravano intollerabili e ora, nella campagna sferzata dalla tramontana, sono accettati benevolmente. Viaggiare a piedi da sola ha rovesciato quel senso di solitudine che viveva nella sua vita milanese regalandole una nuova percezione di sé.
Il libro è scorrevole e scritto bene. L'ho letto con piacere. Forse una donna ci troverà qualcosa di più di quanto non abbia fatto io. Sarò curioso di sentire cosa ne penserà qualche amica che dovesse leggerlo. 
Trovate una recensione dl libro sull'ultimo numero di Montagne 360.





domenica 23 luglio 2017

Letture estive

Arturo ci ha invitato a utilizzare parte del tempo libero estivo per leggere qualche libro della nostra biblioteca. So che libri ha preso: i gialli di Enrico Camanni che hanno come protagonista Nanni Settembrini capo delle guide di Courmayeur e Cometa sull'Annapurna di Simone Moro. Non ho più visto Arturo e non ho saputo se gli siano piaciuti.
Tonino è invece alle prese con Il silenzio di Erdling Kagge. L'esploratore norvegese ha raggiunto in solitaria il Polo Sud, dopo aver scalato l'Everest e raggiunto il Polo Nord. Dai cinquanta giorni di marcia sui ghiacci dell'Antartide ha riportato indietro una sua filosofia del silenzio, chiave per riuscire a chiudere fuori il mondo.
Da queste letture potrebbero venir fuori buoni spunti per una nostra serata di chiacchiere del prossimo inverno.



Io ho approfittato di qualche giorno di mare per leggere un classico: Fuga sul Kenia, di Felice Benuzzi; in biblioteca ne abbiamo una buona edizione, ancora in buono stato, seppure di cinquant'anni fa. Il racconto in prima persona inizia in un campo di prigionia britannico, in Africa Orientale, durante la seconda guerra mondiale. Per sfuggire all'inedia di una vita confinata in un luogo di miseria fisica e morale, l'autore concepisce un progetto folle: scalare la montagna che vede in lontananza, al di là dei reticolati. Il piano prevede di trovare dei compagni, senza destare sospetti tra gli altri prigionieri; procurare tutto il necessario per la spedizione: viveri a sufficienza, materiale per allestire i campi, attrezzatura alpinistica; poi bisogna evadere, attraversare la foresta equatoriale popolata di leopardi e leoni, elefanti e rinoceronti, infine allestire un campo base sotto le rocce e i ghiacciai sommitali. L'obiettivo finale e coronamento della fuga sarà piantare una bandiera italiana su una vetta di 5000 metri. Per dare un'idea delle difficoltà e della precarietà dell'organizzazione, basti pensare che la topografia in possesso dei nostri fuggiaschi è un'immagine del Monte Kenia raffigurata sull'etichetta di una carne in scatola! Al di là della cronaca della fuga e dell'ascensione, sempre avvincente e raccontata in modo scorrevole, la bellezza del romanzo è altrove. Il libro è un inno alla follia dell'alpinismo. Quella follia che proviamo tutti, dagli escursionisti domenicali agli alpinisti di punta, nel salire le montagne, la più inutile e sublime delle attività umane, qui è portata al suo estremo. Qualunque prigioniero avrebbe pensato di evadere soltanto per raggiungere la libertà che è però a mille chilometri di distanza: il Mozambico, colonia del neutrale Portogallo. I nostri invece evadono nel tentativo di scalare il Monte Kenia, sapendo fin dall'inizio che dovranno tornare al campo, unica possibilità di sopravvivenza, dove li attende una punizione per la loro evasione. La loro è una fuga che serve a ritrovare sé stessi e dare un senso alla loro vita, a continuare a sperare.

domenica 9 luglio 2017

"Le otto montagne" ha vinto il Premio Strega

Ho ricevuto "Le otto montagne" in dono a Natale e l'ho letto subito, durante le vacanze. Mi sono sentito di scrivere un messaggio a Paolo Cognetti, l'autore, per complimentarmi ma anche per invitarlo a presentare il libro da noi. Mi sembrava un tentativo disperato. Al contrario, mi ha risposto subito in tono amichevole, da socio CAI, dandomi direttamente del tu e promettendomi a più riprese una sua visita. Francesca, mia collega e amica, che già lo vedeva finalista allo Strega, ha raffreddato i miei entusiasmi, prevedendo una serie di impegni che lo avrebbero distolto da questo proposito. Finora ha avuto ragione ma noi ci speriamo sempre. Un'altra Francesca, giornalista milanese, ciclista, conosciuta sul web (e che aveva consigliato a mia moglie il dono natalizio) tifava apertamente per Cognetti per il semplice motivo che il libro è bello e avrebbe meritato il premio. Angelo, nostro socio prima ancora che responsabile della biblioteca comunale, temeva una pastetta tra le case editrici che avrebbe escluso Einaudi dal primo posto. Per fortuna s'è sbagliato.
Lo Strega ha meritatamente premiato Paolo Cognetti e il suo libro. Questo riconoscimento però è importante anche per chi si riconosce nei valori della nostra associazione. Perché Cognetti è socio CAI fin da bambino, perché il libro tratta il tema dell'amicizia ma anche tanti altri temi legati alla montagna: una montagna lontana da qualsiasi lettura turistica e da qualsiasi accenno di competizione alpinistica, per parlare di chi la frequenta, come noi, da semplice appassionato; per trattare il tema dell'abbandono delle valli alpine fuori dai tour turistici e la difficoltà di un ritorno ad un'economia di montagna. Non mi dilungo, ma se volete potete rileggere quello che già avevo scritto su questo post
Roberta è ormai una mia ex-collega. Venerdì ha lasciato l'azienda per continuare a lavorare altrove. Mi è dispiaciuto perché si lavorava bene insieme e perché ci siamo anche frequentati fuori, anche se molto raramente. Mi sono sentito di regalarle "Le otto montagne" come qualcosa che in qualche modo mi rappresenta. Non l'aveva letto e ne è stata ben felice. Per quel tanto che la conosco lo leggerà con piacere.

sabato 17 giugno 2017

Ricette

Trovo finalmente il tempo di scrivere e ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla serata del 9 giugno, l'ultima prima dell'estate: grazie a chi ha letto ad alta voce, a chi ha ascoltato, a chi ha provato a indovinare gli autori dei brani del gioco. Rispetto all'anno scorso è stato molto più semplice trovare dei lettori che hanno voluto condividere brani di libri che gli sono cari. Vuol dire che il piacere di partecipare supera sempre di più quel po' di ritegno che inevitabilmente si ha prima di rendere pubblico qualcosa di sé. Vuol dire che la ricetta della nostra biblioteca funziona, anche se non è detto che possa migliorare. Adesso, come sempre, c'è bisogno del contributo di tutti: nel proporre nuovi argomenti, nel suggerire titoli da comprare, nello scovare nuovi libri e temi per le prossime serate. Mi spaventa doverlo fare io, da solo, per questo vi chiedo una collaborazione nella misura in cui vi sentite di contribuire. Ho i miei gusti e le mie preferenze com'è naturale: però nell'arricchire la nostra biblioteca di nuovi libri e nuove serate bisogna allargarci ai gusti di tutti, sempre restando nei temi che ci sono propri. Questa nostra storia è cominciata cinque anni fa e mai come adesso non mi sento di portarla avanti senza l'apporto delle idee altrui. Fatevi sentire: per e-mail o per telefono o ancora meglio di persona: il lunedì dalle 19 alle 20, salvo vacanze, sono sempre in sezione per la biblioteca. Potreste approfittare per prendere in prestito un libro da leggere in vacanza. Ci rivediamo comunque a settembre con qualche nuova bella proposta.

Giugno è tempo di amarene e visciole. Il rito si è ripetuto anche quest'anno e i vasi con il vino e i frutti sono al sole. Seguo scrupolosamente l'antica ricetta della ratafia tramandata da zia Maria, confidando che i risultati siano eccellenti come al solito. Mio figlio, invece, dice che la ricetta è sbagliata e mi spiega anche la sua teoria desunta da una diversa tradizione sentita chissà dove. Non gli ho dato retta e ho fatto come al solito. Ha insistito quando ormai i vasi erano al sole. Ho pensato che però una minima dose si poteva anche fare con un procedimento diverso, se non altro per curiosità o anche solo per smentirlo. Per quest'anno è ormai tardi, però l'anno prossimo un chilo di amarene lo metto da parte per seguire la ricetta di mio figlio. Non si sa mai che i giovani abbiano ragione.

domenica 21 maggio 2017

Nuovi titoli in biblioteca

Sono arrivati nuovi libri, grazie al budget messo a disposizione dal CAI e ai consigli degli amici che mi hanno aiutato nella scelta.
Le otto montagne di Paolo Cognetti, edito da Einaudi, è un libro di cui si è parlato e si parla ancora molto, non fosse altro perché è un finalista dello Strega. Ne ho scritto anche io su questo blog.Chi non l'ha ancora letto ora può prenderlo in prestito. Mi sono sentito via e-mail con Cognetti: mi ha promesso e ripromesso che sarà da noi per una prossima serata, quando i suoi impegni glielo consentiranno. Sarebbe una meravigliosa occasione per noi. Ora, in previsione della finale dello Strega di tempo ne ha ben poco. Continuo a sperare che venga, magari in autunno.
Ho scritto anche di La sostanza del male di Luca D'Andrea, ed. Einaudi, nel post qui sotto oppure a questo link. Ora il libro è finalmente disponibile sui nostri scaffali.
Restando in tema di gialli di montagna abbiamo ora tre romanzi di Enrico Camanni, editi da Vivalda: La sciatrice, L'ultima Camel blu e Il ragazzo che era in lui. Il protagonista è Nanni Settembrini, capo del soccorso alpino di Courmayeur; le vicende sono romanzate ma su solide basi di conoscenza di montagna da parte dell'autore. Il primo l'ho letto in quattrequattrotto: c'è l'azione, il mistero, un intrigante profilo dei personaggi, il Monte Bianco. La lettura va via veloce e piacevole. Gli altri due non li ho ancora letti ma mi riprometto di farlo.
Sono arrivati poi tre libri di Mario Rigoni Stern. Ne abbiamo già altri tre (Il sergente nella neve, Arboreto salvatico e Stagioni) però ci sono buone ragioni per averne degli altri di colui che è stato uno dei più apprezzati scrittori italiani del Novecento e non solo di montagna. La scelta ci è sembrata obbligata perché molto probabilmente avremo nostro ospite in autunno Giuseppe Mendicino, autore di una corposa biografia sullo scrittore di Asiago: ne ho scritto qui. Invito tutti a leggere o rileggere Rigoni Stern, in previsione di questa serata che sarà molto ricca di contenuti. Abbiamo scelto: Amore di confine, una raccolta di quarantaquattro brevi racconti tra guerra e vita sull'Altopiano; i Racconti di guerra, una testimonianza da non dimenticare, permeata dell'etica del Sergente; Trilogia dell'Altipiano è la raccolta di tre romanzi brevi che, in successione, raccontano la storia della comunità dei Sette Comuni dalla fine dell'Ottocento allo scoppio dell'ultima guerra; il primo romanzo La storia di Tönle è forse il più bello di questo autore.
Squisitamente alpinistico è Cometa sull'Annapurna di Simone Moro, edito da Corbaccio; l'alpinista di alta quota racconta della salita del 1997 a questo ottomila, terminata in tragedia, da cui tornò miracolosamente vivo ma che non lo fece rinunciare alle scalate estreme.
Di tutt'altro stampo è invece Il silenzio di Erling Kagge, edito da Einaudi. L'autore è un esploratore norvegese che ha raggiunto il Polo Sud in solitaria, dopo aver raggiunto altri due punti estremi del globo: il Polo Nord e la cima dell'Everest. Si domanda cos'è il silenzio, dove si trova e perché è più importante che mai e si dà trentatré risposte. Il libro mi incuriosisce ma ho fatto appena in tempo a iniziarlo: si legge senza grosse difficoltà ma richiede di ragionarci su.
Infine un film: Solo di Cordata – esplorando Renato Casarotto, di Davide Riva, film vincitore del premio miglior film al Bansko FF2016 e miglior film italiano al Trento FF2016. Il DVD include 20 muniti di video extra e un libro interno con importanti scritti.








domenica 7 maggio 2017

Dolomiti da paura

La sostanza del male, di Luca D'Andrea, edito da Einaudi è un thriller. Non è questo un genere che frequento, non avevo più letto nulla di simile dopo le duemila pagine della trilogia del Millennium di Stieg Larsson. Mi sono avventurato in questo romanzo anch'esso abbastanza voluminoso attratto, non lo nego, dall'ambientazione in uno scenario (reale) e in un paese (immaginario) delle Dolomiti.
Il meccanismo del thriller è ben congegnato: la lettura ti tiene inchiodato al libro e si gira sempre pagina per sapere come va a finire, Qualche volta l'autore la spara un po' grossa, però l'inverosimile è sempre sfiorato e una logica c'è sempre. Si arriva all'ultima pagina col fiato sospeso. L'io narrante è un americano che ha sposato una ragazza originaria dell'Alto Adige e si trasferisce per un periodo nel paesino originario di lei: qui resta ossessionato da un atroce delitto di cui furono vittime, trent'anni prima, tre ragazzi del luogo nelle misteriose e terrificanti gole del Bletterbach. Il protagonista dovrà tenere nascoste le sue indagini alla moglie, inquieta e sospettosa, e alla loro bimba, spiritoso contrappunto alla drammaticità del racconto. Più di questo non si può dire, il resto è tutto da scoprire nelle oltre quattrocento pagine del libro.
Si può parlare invece degli ingredienti che ne fanno una storia di montagna. Innanzi il libro narra le vicende del soccorso alpino cominciate alcuni decenni prima; poi c'è un drammatico incidente di montagna e quel senso di colpa che perseguita chi ne è sopravvissuto: il paese non perdona chi è tornato vivo. Una storia già sentita tante volta nella realtà. C'è poi la diffidenza di un piccolo paese chiuso tra le montagne verso un americano troppo ficcanaso e la vecchia, risaputa avversione verso i Welschen, gli stranieri cioè gli italiani. Molto interessante è anche la descrizione della festa di San Nicolò, quando il paese viene invaso dai Krampus, i diavoli, una presenza inquietante fino all'intervento risolutivo del santo. Tra le pagine si avvertono anche i cambiamenti che il turismo ha portato a questa comunità negli ultimi trent'anni. Ce ne sono di aspetti che caratterizzano questo romanzo come un libro di montagna! Di certo non ultimo la descrizione della natura e soprattutto delle paurose gole del Bletterbach: qualcosa di agghiacciante succede nelle sue grotte. Un brivido corre tra le Dolomiti.
Un libro che avremo presto nella nostra biblioteca.

lunedì 17 aprile 2017

Carmen Pellegrino e l'Appennino abbandonato

Stavolta parlo di Carmen Pellegrino, autrice di due libri, editi da Giunti, entrambi imperniati sul tema dell’abbandono: degli affetti, delle illusioni di una vita, ma soprattutto dei paesi di montagna del Cilento, sua terra natale. È appena uscito il suo secondo romanzo: Se mi tornassi questa sera accanto. Prima di addentrarmi in questo libro voglio accennare al suo primo libro, Cade la terra, che ha vinto il Premio Rapallo Carige opera prima e il Premio Selezione Campiello. L’ho letto un anno fa e avrei voluto perlomeno sfogliarlo di nuovo prima di scriverne; non l’ho fatto, quasi a dimostrare a me stesso che lo ricordo bene, che le storie dei suoi personaggi mi sono rimaste impresse. Estella, l’ultima abitante di un paese immaginario, richiama a sé le persone che vissero lì nel tempo che fu: ecco allora comparire queste figure eteree con le loro storie. Siamo in un paese di montagna abbandonato: sono storie di piccole miserie, di desideri incompresi e incompiuti; sono storie dolorose che ci riportano ad un mondo travolto e trascurato dal vorticoso cambiamento della nostra società. Estella, la protagonista del romanzo, vuole restituire un alito di vita, una speranza compassionevole ai protagonisti di queste storie dimenticate. Carmen Pellegrino ricostruisce così la memoria di un mondo abbandonato abbarbicato alle increspature dell’Appennino.
Dopo questa doverosa parentesi, torno al secondo romanzo che ho appena terminato di leggere. Anche Se mi tornassi questa sera accanto è ambientato in un paese dell’entroterra cilentano. Giosuè è legato in modo ancestrale a questa terra da cui non saprebbe separarsi per nessun motivo: qui, nel suo sogno utopico, dovrebbe realizzare una città ideale improntata alla giustizia sociale. Giosuè ha aderito al Partito Socialista quando ha visto le lacrime sincere di Sandro Pertini sulle macerie del terremoto del 1980 e si è illuso che questo ideale politico lo aiuterà a realizzare questa società perfetta ispirata al socialismo appenninico. Piega a questo ideale sua figlia Lulù quando lei è ancora bambina, costringendola a scelte non sue. Poi tutto gli si rivolta contro: il crollo del partito e di ogni ideale; la malattia di sua moglie Nora che non comunica più e vive una dimensione aliena; la decisione sofferta, straziante, di Lulù ormai adulta di lasciare il paese. Giosuè continua a credere al suo sogno anche se nulla è stato realizzato, anche se ormai la terra su cui doveva sorgere la sua utopica città è stata svenduta a ripetitori, discariche e pale eoliche. Non sa neanche più dov'è Lulù ma comincia a scriverle delle lettere che affiderà al fiume: lui saprà recapitargliele.
Non sono due romanzi di montagna, di certo non lo sono in senso stretto. Dobbiamo però considerare che l’abbandono dei borghi e il dissolvimento delle comunità appenniniche sono state un aspetto che ha segnato la storia delle montagne che ci sono vicine. I romanzi sono ambientati, seppure in modo immaginario, nel Cilento ma nulla ci impedisce di pensarli nel Molise più interno o nell'Abruzzo lontano dai centri turistici. Sono storie che ci riguardano. Perlomeno io, che non sono più giovane e che ho vissuto in un piccolo paese, le ho sentite vicine, mi hanno riaperto delle ferite che non erano ben cicatrizzate, le ho vissute con dolore. In un mondo realista sono storie amare che si chiudono con sentenze senza appello. Nella narrazione di Carmen Pellegrino trovano una loro soluzione. Estella, protagonista di Cade la terra, ha in serbo un dono per ognuno degli eterei invitati alla sua cena che li possa risarcire delle ingiustizie patite e della sorte avversa; Nora, seppure nel suo deliquio, partecipa a funerali di sconosciuti e promette ad ognuno quella parola, quel sentimento che la vita gli ha negato. Soltanto così l’Appennino abbandonato e i suoi abitanti potranno vivere la vita che meritavano.

Forse qualcuno mi rimprovererà perché comincio a percorrere orbite sempre più ampie sul tema montagna. Non posso negare che questa volta l’ho presa alla larga. Però l’idea di poter parlare in una nostra serata di questi due bei romanzi, magari in compagnia dell’autrice, non mi dispiacerebbe affatto. Sarà difficile però vorrei provarci, magari con l’aiuto del nostro caro Angelo.